«Royal Catch» è la commedia romantica che non sapevo di volere: leggera, spassosa e con quel pizzico di caos che adoro.
Sulla carta è un disastro annunciato, ed è proprio questo il bello. C'è un principe in cerca di moglie, un gruppo di aspiranti principesse che si sfidano per vincere la sua mano e una serie di prove al limite dell'assurdo, pensate da una vera mente criminale: sua madre. In mezzo a questo circo entra Anna, una parrucchiera che prende il posto dell'amica per vincere un'eredità e, soprattutto, per tirarla fuori dalla prigione.
Anna non conosce una sola regola di corte, e si vede. Colleziona gaffe, figuracce e momenti in cui è tutto tranne che apprezzata, ed è qui che il romanzo dà il meglio: le sue disavventure mi hanno fatto ridere di gusto. È il classico pesce fuor d'acqua, quello per cui fai il tifo anche mentre combina l'ennesimo guaio.
Gabriel, il principe burbero, è insieme l'ostacolo e il premio. Tra battibecchi, dispetti e qualche scintilla di troppo, Anna finisce per voler conquistare anche lui, con un dettaglio non da poco: non ha idea di chi sia davvero. È la classica tensione da «identità nascosta», e Gilmore la gestisce senza mai prendersi troppo sul serio.
Lo stile è semplice e scorre via in un soffio: perfetto per staccare la spina. Se cerchi un thriller psicologico non è il posto giusto, ma se hai voglia di risate, leggerezza e un romance calibrato bene, senza mai diventare stucchevole, «Royal Catch» ti farà ottima compagnia. Da me quattro stelle, e il sorriso stampato per tutta la lettura.